Il diario di Bobby Sands

In questo libro sono riportati alcuni brani tratti dal diario che Bobby Sands, attivista irlandese, scrisse nei primi 17 giorni dello sciopero della fame nel 1981, nel carcere di Long Kesh, alternati agli avvenimenti che hanno portato Bobby a scegliere la via della morte per combattere le ingiustizie che vedeva crescere attorno a sé.
Negli anni ’70 i cattolici di Belfast, che subivano violenze da parte dei vigilantes protestanti, dovettero trasferirsi in quartieri periferici e poco coperti da servizi, con molta difficoltà nel trovare un lavoro. Ciò spinse alcuni di loro a riunirsi in associazioni o in organizzazioni paramilitari, come l’IRA, e credevano che combattere fosse l’unico modo per conquistare la propria libertà.
Bobby Sands, facente parte del gruppo di ausiliari, fu arrestato già a 18 anni, e per 4 anni visse nelle “cages” (gabbie) assieme a centinaia di altri prigionieri. Rilasciato dopo 4 anni, organizzò un’associazione per migliorare le condizioni di vita degli abitanti del proprio quartiere, con iniziative popolari di vario genere. Ma finì nuovamente in carcere, sospettato di coinvolgimento in un attentato; qui i prigionieri subivano violenze fisiche e psicologiche di ogni genere e non potevano nemmeno indossare uniformi diverse da quelle dei criminali comuni, poiché era stato revocato lo status di prigionieri politici. La prima forma di lotta fu la “blanket protest”( in cui i detenuti indossavano solamente coperte), a cui seguì la “no-wash protest”, intraprese per avere diritto alle visite in carcere e per denunciare i maltrattamenti inflitti ai detenuti durante le perquisizioni anali. Le condizioni però peggiorarono e Bobby fu il primo ad avviare lo sciopero della fame il 01 marzo 1981. Per 17 giorni scrisse il diario in pezzetti di carta igienica fatti uscire clandestinamente, finché non fu più in grado di scrivere e poco dopo fu ricoverato nell’ospedale del carcere, dove morì dopo 66 giorni di sciopero. Bobby diventò un esempio per tutti i detenuti; alcuni si unirono a lui nello sciopero della fame e sacrificarono le loro vite. Durante il suo ricovero nell’ospedale del carcere, Bobby, oltre all’appoggio dai suoi familiari, ebbe sempre più sostenitori tra il popolo, tanto che venne persino eletto deputato al Parlamento di Westminster.

Cito le ultime parole scritte da Bobby Sands:

“Se non riescono a distruggere il desiderio di libertà, non possono stroncarti.
Non mi stroncheranno perché il desiderio di libertà e la libertà del popolo irlandese sono nel mio cuore.
Verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna.”

Sono parole molto importanti, racchiudono il senso di sacrificio di Bobby e degli altri detenuti, le durissime lotte condotte a Long Kesh e la vita che diedero in nome della loro dignità di uomini e della libertà d’Irlanda.

Silvia Calamati – Laurence McKeown – Denis O’Hearn
“Il diario di Bobby Sands”

Consiglio il libro agli appassionati di storia e, nello specifico, a chi vuole approfondire la tematica dei Troubles (i Disordini nordirlandesi); ai giovani d’oggi, per far capire loro che alcuni dei diritti che oggi abbiamo sono dovuti alle lotte portate avanti dai giovani di quarant’anni fa, al loro sacrificio, ai loro ideali.

Marco Verzotto

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